Ridere...

Praticamente il RIDERE è un antibiotico naturale privo di dannosi effetti collaterali, ed attiva la Legge Naturale anche nella nostra fisiologia. "Chi non ride mai non è una persona seria", ha detto Chopin. Ridere a parte, si crede comunemente che ci renderanno felici i soldi, il successo, il sesso, o questo, o quello, ma non esiste alcun mezzo per essere felici. Il solo mezzo è ... la felicità stessa. La felicità non è una meta da raggiungere, ma è il viaggio stesso. Invece stiamo sempre a progettare il momento in cui saremo felici, mentre non c'è un momento per essere felici ... al di fuori del momento "presente". E' un comune modo di dire: "Cuor contento, il Cielo lo aiuta", perché siamo sempre noi i creatori di tutte le nostre esperienze. ...
Maharishi ha insistito spesso sul valore della FELICITA': "E' naturale essere felici e sani. E' sempre nel giusto quando uno è felice, non lo è quando vive nella paura e nelle tenebre. "Abbiamo un infinito numero di ragioni per essere felici e la responsabilità seria di non essere preoccupati." Dopo tutto, "Lo scopo della creazione è l'espansione della felicità sino a che si diventa felicità infinita, vita universale." E sempre Maharishi dice: "Gioite della vita, godetene ora. Non preoccupatevi del futuro, dell'Unità. Gioite di questo giorno, esso è vita. Ogni giorno è vita. Non dovremmo tralasciare il presente per qualche futuro glorioso." -"L'espansione della felicità è lo scopo della vita. La natura della vita è beatitudine. L'uomo è nato per la gioia ed il proposito della Creazione è l'espansione della Felicità". - "Goditi la vita e sii felice. Essere felice è della massima importanza. Il successo in qualsiasi cosa viene attraverso la felicità. Maggior sostegno dalla natura viene dall'essere felici." Ecc. Ecc.
Ma la nostra felicità dipende molto dal modo in cui percepiamo le situazioni in cui ci veniamo a trovare, è qualcosa che si sceglie a priori, nella nostra mente. Tutti noi siamo il risultato di ciò che abbiamo pensato in passato, e saremo il risultato di ciò che pensiamo al presente. E' tutto quanto come un conto in banca, dove possiamo accumulare ricordi felici, oppure dolori e disgrazie. Dopo di che, noi preleviamo da quanto abbbiamo accumulato: ricordi felici o sofferenze ? Stare sempre a lamentarsi, a piangersi addosso, a vedere il bicchere sempre mezzo vuoto invece che mezzo pieno, non aiuta noi ed infastidisce il nostro prossimo.
Ha detto Maharishi: "In qualunque circostanza sii felice, anche se devi sforzarti un pò per cambiare alcune vecchie abitudini. Pensa a qualsiasi negatività che ti arriva come ad una goccia d'acqua che cade nell'oceano della tua beatitudine. Tu puoi non avere sempre un oceano di beatitudine, ma pensa comunque in questo modo e questo ti aiuterà a realizzarlo. Il dubitare non è beatitudine e non crea felicità. Sii felice e sii sano e permetti a tutto l'amore di fluire attraverso il tuo cuore". - "Infine, cerca sempre la beatitudine. Fai della beatitudine la prima ragione dell'esistenza, il motivo di ogni azione, lo scopo primario rispetto ad ogni altra cosa nella vita. Crea sempre gioia per te stesso e per gli altri".
E come occorre portare la luce per eliminare l'oscurità, così bisogna portare la mente ad un campo di felicità, per liberarla dalla sofferenza e, infatti, se produciamo pensieri felici, produrremo nella nostra fisiologia molecole felici, le quali costruiranno un corpo felice e sano. Invece, nel soffermarci a rivivere esperienze dolorose, ci facciamo continuamente del male. La vita è qui per essere goduta e, creando gioia per noi stessi, noi creiamo gioia anche per gli altri. Perciò, si dovrebbe fare della felicità lo scopo primario della vita.
Già il filosofo Epicuro aveva osservato: "Non ci può essere vita felice se non è anche saggia, bella e giusta; e non v'è vita saggia, bella e giusta che non sia anche felice". Essere felici dovrebbe essere considerato un dovere, ancora prima che un diritto. In ogni caso, Thomas Jefferson nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America ha proclamato il diritto inalienabile di tutti gli uomini ... al perseguimento della felicità. Ed il massimo che possiamo fare per color che amiamo è essere felici noi stessi. O bisognerebbe almeno tentare di essere felici, non fosse altro che per dare l'esempio.
L'umorismo è comico-terapia, perchè la vita è un gioco. "O Signore, dammi il dono di saper ridere di una facezia, di saper cavare qualche gioia dalla vita ed anche di farne partecipi gli altri. Dammi il senso dell'umorismo". (Tommaso Moro). A nulla serve prendere troppo sul serio la vita, perché è una battaglia persa in partenza. La vita è palcoscenico di teatro, è anche miracolo, commedia, farsa, carnevale, quaresima: non è sempre tragedia. Se la virtù sta nel mezzo, allora la "commedia" è il modo giusto. Nella concezione vedica tutta la creazione è solo un gioco (LILA). Anche se non ne siamo consapevoli pure la nostra vita è un gioco. Il gioco diventa serio, quando è inteso così dai suoi praticanti e diventa assurdo, quando la serietà è portata agli estremi. Come ha detto Dostoiewskij: "L'uomo è infelice perché non sa di essere felice. E chi lo comprende sarà subito felice, immediatamente, nello stesso istante".
Le persone più felici non sono quelle che hanno il meglio di ogni cosa, ma quelle che sanno trarre il meglio da ogni cosa che a loro accade. Così come per il puro tutto è puro, per il pessimista tutto è pessimo, per il depresso tutto è deprimente e, per il beato, ogni cosa produce sempre più beatitudine. Siamo sempre noi i creatori della nostra felicità, o infelicità. Ha detto Maharishi: "Lo scopo supremo della nostra vita non è niente di meno che la "illuminazione", per noi e per gli altri. Nient'altro nella vita risulta significativo se paragonato a quello stato completamente naturale e supremo di coscienza, per cui dovremmo tutti disporci in funzione di quella meta e non lasciarci più prendere, o distogliere da tutte le altre piccole cose che sono meno importanti. Così la vita sarà beatitudine, soltanto beatitudine e nient'altro che beatitudine".
Illuminarsi con "Letizia" ? Chiunque potrebbe avere come me, una cugina che si chiama Letizia. Ma qui intendo "Letizia" nel senso di Felicità la quale, di per sé, può essere considerata una medicina. Sorridere, è la seconda miglior cosa che si può fare con le labbra. Bisogna arrivare a RIDERE di tutto quello che ci succede, o stiamo facendo, o vivendo. Viviamo in un mondo tragicomico ed essere se stessi significa essere l'Osservatore che RIDE di tutto quello che succede. Essere quell'osservatore significa essere immortale, eterno, che non conosce la vecchiaia, la malattia, la sofferenza, la povertà, il freddo, il caldo, il grasso, o la magrezza, ecc. RIDERE vuol dire non avere paura. Altrimenti viviamo sempre nella paura e nella insicurezza.
Io non ho mai visto nessuno "morire dal ridere". Al contrario, l'umorismo allevia lo stress e crea felicità. Ridere aumenta le nostre capacità, l'abilità nel risolvere i problemi e rafforza pure le nostre difese immunitarie. Insomma, il ridere ci mantiene sani, non solo nello spirito, ma anche nel corpo. Ridere fa buon sangue: dilata i vasi sanguigni, rilassa le arterie, ecc. La risata è un vero farmaco: migliora la circolazione del sangue, previene le malattie cardiovascolari e non ha nessuna contro indicazione. Ridere fa bene a tutti, uomini o donne, grandi o piccoli. Lo stress al contrario restringe le arterie e riduce il flusso sanguigno. E' proprio quando lo spirito si arrende che il corpo si arrende e muore. Già dall'antichità Pindaro diceva: "La cosa che più ti aiuta a guarire è il buon umore". Io credo che la RISATA sia il suono più civilizzato e benefico del mondo.
Per Maharishi, che fin dai suoi esordi ricevette dalla stampa l'appellativo di "Guru Ridens", la vera gioia della vita si trova nel campo della natura sottile, al di là del campo della percezione sensoriale. E fra i motivi che mi hanno fatto scegliere un Maestro come Maharishi, c'è appunto il fatto che egli mi ha spiegato che la sofferenza porta solo stress e non l'illuminazione, e che si sbagliano tutti quelli che propongono la sofferenza come una via per l'illuminazione. Maharishi insegna che lo scopo della vita è l'espansione della felicità, che è nostro diritto e dovere espandere la nostra ed altrui felicità e che, in ultima analisi, l'Illuminazione è appunto il raggiungimento dello stato di piena "beatitudine".
In un'altra circostanza ancora Maharishi ha detto: "Lo scopo della Creazione è l'espansione della felicità. Tutta la natura ci informa che l'uomo è nato per la felicità. Essere felici è della massima importanza. Ogni individuo deve essere una gioia per se stesso, per la sua famiglia e per la sua società. Il successo in ogni cosa avviene attraverso la felicità. Il sostegno della natura viene dall'essere felici. Sia la beatitudine il primo motivo per fare qualsiasi cosa. L'uomo è nato per gioire della grazia di Dio. Semplicemente fluttuate nella beatitudine e la natura si prenderà cura di ogni cosa".
Credo che la Felicità sia la cosa più "ricercata" in questo mondo. Dunque dovrebbero mettere una "Taglia" sulla felicità. Per qualcuno la felicità non esiste nemmeno. In tal caso, non ci resta che provare ad essere felici, anche senza di essa. Per i benzinai che vogliono calcolare l'area di servizio, la felicità è un miraggio per raggio per tre e quattordici. Per altri la felicità è avere qualcuno che ti insapona la schiena. Per altri la felicità è nel cibo quando abbiamo fame, è nell'acqua quando abbiamo sete, è in una coperta quando abbiamo freddo, è in un sorriso quando siamo soli e abbandonati. Peccato che la felicità sia fatta di tante piccole cose delle quali non ci accorgiamo neppure. La felicità è anche un modo di vedere le cose. E' certo che non si può condurre una vita felice quando si è nell'indigenza assoluta. Questo ragionamento non fa una "griglia". Eppure, la felicità non è una merce che si riproduce industrialmente, non ha un prezzo di mercato e non può nemmeno essere tassata.
La felicità è una condizione più soggettiva che oggettiva. Una volta ottenuto l'essenziale potremmo accontentarci di ciò che possediamo e non provare invidia per nessuno. Ma c'è chi è felice perché si accontenta di poco e chi è infelice perché non si accontenta di niente. Vediamo che in generale il benessere non ci basta, ma nella ricerca della felicità le persone investono troppe risorse nei beni materiali e, questo tipo di investimento errato, lungi dal portare la felicità, crea effetti collaterali negativi in altre aree della vita umana. Perché una volta soddisfatti i bisogni primari, la ricchezza solo materiale incrementa sempre meno la felicità. Come ha detto Schwarzenegger: "Adesso che ho 40 miliardi in banca, non sono più felice di quando ne avevo solo 38". Si può essere molto ricchi e ricchissimi ma pure molto tristi, ansiosi, depressi, frustrati, ecc. Una grande ricchezza, invece di rendere l'uomo libero, lo rende schiavo, al punto che poi deve vivere nascosto e protetto e muoversi solo circondato da guardie del corpo. E poi esistono meccanismi psicologici e sociali che fanno aumentare le nostre aspirazioni in un crescendo difficile da controllare che ci fa cadere nelle trappole della infelicità. Essenziale dunque è l'Essere, non l'Avere.
Anche il gioco è una delle maggiori fonti della felicità. Tutti gli animali giocano: lo fanno d'istinto. Tutti i cuccioli del mondo fanno giochi esilaranti e non pensano alle piaghe di Gesù sulla croce. E così noi siamo condizionati a pensare che il gioco, il divertimento e la fantasia siano connessi alla fase infantile e non siano compatibili con la vita da adulti, o con la serietà dell'esistenza. Solo in tempo di Carnevale, con l'artificio del travestimento e della trasgressione, ci viene talvolta permesso di non pensare alle piaghe di Gesù e di assumere una doppia identità, di sospendere certi vincoli, o regole della società troppo seria ed anche troppo bellicosa. Ma la polizia fa buona guardia con le persone trasgressive dai costumi facilitati. Ed invece non ci potrebbe essere nulla di più serio del gioco, e la dimensione ludica è anche la più adatta a descrivere la condizione umana. Inoltre il gioco, (anche nella forma moderna dello "sport"), è pure la più felice alternativa alla guerra.
Gli animali non ridono di noi, mentre noi ridiamo degli annimali che in un circo vengono fatti camminare su due zampe. Ma anche la nostra posizione eretta ci espone al ridicolo, ed ancora di più se poi siamo grassi o grossi, gobbi o storti, ecc. L'umorismo scaturisce anche dal fatto ineluttabile che la vita è una battaglia perduta in partenza: nessuno ne esce vivo (!) L'umorismo dà per scontato che la vita non è altro che uno scherzo, (anche se talvolta si tratta di uno scherzo di ben cattivo gusto). E' per opposizione a questo concetto che la religione è sempre il nemico giurato della satira. Infatti, è un comune modo di dire: "Si può scherzare con i fanti ma non con i santi"... E tanto per smentire il concetto di "Disegno Intelligente", la più alta vocazione della vita, la riproduzione, che dovrebbe essere rivestita di solennità e sacralità, stante la vicinanza delle funzioni riproduttive ed escretive, esse si trovano entrambe accomunate nella oscenità e così diventano una fonte inesauribile di battute scherzose.
Per apprezzare lo spirito altrui occorre averne del proprio e, purtroppo, l'umorismo è una forma di intelligenza che non si può usare con tutti, perché non tutti si sono emancipati dalla loro condizione ... animale. Inoltre, ci sono religioni "puritane" che rimandano il raggiungimento della Felicità al Paradiso, cui si arriva solo "post mortem". E fin dall'infanzia mi hanno indotto a credere che il piacere viene solo dal male o dalla immoralità, e che invece occorre praticare la virtù severa e triste. Ma questo è proprio l'opposto della verità. Non vale nemmeno la pena di vivere se non ci si può godere la vita. E c'è ben poco divertimento nella solennità triste e repressa. Invece, la gioia ed il piacere non derivano dalla immoralità. Al contrario, le persone immorali conducono una vita incredibilmente triste, piena di stress e sofferenze, mentre la gioia ed il piacere sono appannaggio solo delle persone pure di cuore. Maharishi si è sempre proposto di portare il Paradiso su questa Terra, non nell'aldilà. Dunque, la felicità è prioritaria su questa Terra. Sfortunatamente, c'è in giro una ossessiva paura che, da qualche parte, qualcuno potrebbe essere felice...
"RIDERE" ... nelle CITAZIONI.
Se sei saggio, ridi (Marziale)
Il ridere è solo dell'uomo. (Rabelais)
Io ho riso, eccomi disarmato (A. Piron)
L'allegria prolunga la vita e dà la salute. (R. Udali)
Non si può anche ridendo essere serissimi ? (Lessing)
La gioia è in tutto; bisogna saperla estrarre. (Confucio)
Solo il riso sfugge alla nostra sorveglianza. (N.C.Barney)
Tutto al mondo è follia, ma non l'allegria (Federico il Grande)
Da per tutto s'impara soltanto quello che piace. (Eckermann)
Il ridere è il miglior disinfettante del fegato. (Malcom de Chazal)
Il riso ci mantiene più ragionevoli che non il dispiacere (Lessing)
Meglio uno sciocco spiritoso che uno spirito sciocco. (Shakespeare)
Nel composto della salute l'allegria è l'ingrediente principale. (A. Murphy)
Quanto più si è seri nella vita, tanto più si ha bisogno di spirito. ((R. Hugo)
Nella risata c'è la chiave del cifrario con cui si spiega tutto l'uomo (Carlyle)
La giornata più perduta di tutte, è quella in cui non abbiamo riso. (Chamfort)
Allietare i simili è pure il meglio che si possa fare al mondo. (P.K. Rosegger)
Non è conveniente a dei cristiani ridere e far ridere. (Clemente Alessandrino)
Ridiamo e rideremo, perché la serietà fu sempre amica degli impostori (U. Foscolo)
I sorrisi derivano dalla ragione, negata al bruto, e sono l'alimento dell'amore (Milton)
Bisogna ridere prima di essere felici, di paura di morire senza avere riso. (La Bruyére)
Il ridicolo non esiste: coloro che osarono sfidarlo conquistarono il mondo. (O.Mirabeau)
Ha spesse volte giovato uno scherzo, dove la serietà soleva generar resistenza. (Platen)
La giocondità del cuore: è ben questa la vita dell'uomo; e il gaudio gli prolunga l'alito della vita. (Bibbia- Siracide).
Al mondo si parla con troppa leggerezza del riso: io lo ritengo per una delle più serie faccende umane.(Wilhelm Raabe)
Siamo così ciechi da non sapere quando piangere e quando ridere: noi abbiamo sempre false tristezze e false gioie ((Montesquieu)
Noi siamo qui a ridere e scherzare e intanto fuori c'è gente che non ha neanche i soldi per comprarsi una Range Rover. (Gene Gnocchi)
Per chi non può più ridere , la vita ha perduto la sua allegria e la sua freschezza, e chi può giustamente ridere di tutto cuore non può avere una cattiva coscienza. (Chr. Oeser).
Ridete, e il mondo ride con voi; piangete, e sarete soli a piangere: perché il triste vecchio mondo deve prendere a prestito l'allegria, ché di guai ne ha abbastanza di propri. (W. Wilcox)
Il riso ha in sé qualcosa di rivoluzionario. In chiesa e a corte non si ride mai, almeno apertamente. Solo gli uguali ridono fra loro. Il riso di Voltaire ha distrutto più dei pianti di Rousseau (A. Ivanovic Herzen)
Quanto più l'uomo è capace della più grande serietà, tanto più cordialmente può ridere. Uomini, dei quali il riso è sempre affettato e costretto, sono intellettualmente e moralmente superficiali. (Schopenhauer)
Grande tra gli uomini e di grande terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova sé muniti da ogni parte. Chi ha il coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire (G. Leopardi)
Ed a proposito della "FELICITA'"
La felicità rende l'uomo pigro. (Tacito)
Nessun uomo cattivo è felice (Giovenale)
Solo l'amore è felicità. ( A. von Chamisso)
La felicità consiste nel cercarla. (J. Renard)
Essere felici è la vera fortuna. (Commerson)
La felicità consiste nel sapersi ingannare (C. Bini)
La felicità si compone di sfortune evitate. (A. Karr)
La felicità è la vocazione di ogni uomo. (Lacordaire)
La felicita' è desiderare ciò che si ha. (Ennio Flaiano)
La felicità consiste nell'ignoranza del vero. (G. Leopardi)
Ciascuno è infelice tanto quanto esso crede. (G. Leopardi)
Chi è felice è stupido. Non è vero. Ma consola (M. Marchesi)
Se si è felici, poi non si deve volere essere più felici. (Fontane)
La Felicità non nasce da ciò che hai, ma da ciò che sei (Seneca).
La parola felicità si deve pronunciare con terrore.. (G.A.Borgese)
La felicità si compra più con gli spiccioli che con le lire. (C. Dossi)
Esercitare liberamente il proprio genio: ecco la felicità. (Aristotile)
E' più felice dei felici, colui che può fare la gente felice (A. Dumas).
La felicità è una creazione della nostra stessa mente. (Yogananda)
La felicità non è altro che un piacere diviso con un altro. (J. Dolent)
La felicità consiste nel conoscere ed amare i propri limiti, (R. Rolland)
Un ostacolo alla felicità è l'aspettarsi troppo dalla felicità. (Fontenelle)
E' difficile sopportare l'infelicità, ma più difficile la felicità. ((Hoelderlin)
Essere felice, vuol dire vedere il mondo come lo si desidera (Anonimo)
Che cosa abbiamo noi della felicità? La speranza ed il ricordo (Anonimo)
Non basta essere felici: bisogna ancora che gli altri non lo siano (J. Renard)
Non fate mai dipendere degli altri la vostra felicità. (Madame de Maintenon)
La felicità è una parola astratta, composta di alcune idee di piacere. (Voltaire)
Il giovane cerca la felicità nell'imprevisto, il vecchio nell'abitudine, (P. Courty)
Dobbiamo provare ad essere felici, se non altro, per dare l'esempio. (J. Prévert).
L'uomo vale tanto quanto vale il concetto che egli si forma della felicità (A.Graf)
Il piacere può fondarsi sull'illusione, ma la felicità riposa sulla verità ((Chamfort)
La vita è così fatta, che la felicità dell'uno causa l'infelicità dell'altro. (T. Gautier)
Sicuramente tutta la natura ci informa che l'uomo è nato per la FELICITÀ. (Gide)
Noi non siamo felici e la felicità non esiste: non possiamo che desiderarla, (Cecov)
La vita insegna che non si è felici, se non a prezzo di qualche ignoranza. (A. France)
C'è un solo modo di essere felici per via del cuore ed è quello di non averlo )P. Bourget)
Si vuole rendere le genti felici, ma non si vuole che esse lo divengano. (Senac de Melhan)
Il successo e' avere cio' che si vuole. La FELICITA' è volere ciò che si ha. (H. Jackson Brown)
La vera FELICITA' sta nelle piccole cose: una piccola villa, un piccolo yacht, un piccola fortuna.
Regole per la FELICITÀ: 1. Sii soddisfatto di quello che hai. 2. Assicurati di avere tutto. (Anonimo)
La spiegazione della infelicità è che la gente ha il tempo di domandarsi se è felice o no. (G. B. Shaw)
Le ricchezze possono rendere l'uno più fortunato dell'altro, ma non possono farlo più felice. (Euripide)
La FELICITA' non esiste. Di conseguenza non ci resta che provare ad essere felici senza. (Jerry Lewis)
Noi ci tormentiamo meno per diventare felici, che per fare credere che non lo siamo (Abbé de Sain Real)
Il segreto della FELICITA' non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa. (Tolstoj)
La FELICITÀ consiste nel raggiungimento dei nostri desideri e nell'avere solo desideri giusti (S. Agostino)
La felicità e l'arcobaleno non si vedono mai sulla propria casa, ma solo su quella degli altri. (Prov.. tedesco)
Se gli uomini fossero soddisfatti della propria fortuna come di se stessi, sarebbero la maggior parte felici (A. A.)
Un uomo che non renda la vita più felice e la natura più gradita, non metteva conto che nascesse. (Emerson)
La maggiore felicità del maggior numero di persone è il fondamento della morale e della legislazione (J. Bentham).
Un uomo può essere felice con una donna, non importa quale, altrettanto a lungo quanto non l'ama. (Oscar Wilde).
La FELICITA' non esiste fuori da noi stessi, che è dove di solito la cerchiamo, ma dentro di noi, dove guardiamo di rado
Quando la felicità ci viene incontro, non porta mai l'abito con il quale noi credevamo di incontrarla (Madame Amiel-Lapeyre)
"C'è un'ape che se posa su un bottone de rosa: lo succhia e se ne va... Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa". (Trilussa)
Gli uomini non hanno potuto guarire la morte, la miseria, l'ignoranza e, per rendersi felici, si sono accordati di non pensarci (B. Pascal)
Il tuo primo dovere è di fare felice te stesso. Se tu sei felice, fai felice anche gli altri. Chi è felice, vuole solo vedere persone felici intorno. (L. Feuerbach)
Se tu non hai avuto né ricchezze, né figli, né amici, e che tu abbia di altri beni, tu sei felice, ma se il resto ti manca anche, tu non andrai lontano. (J. Cardan)
Dobbiamo essere felici ! Questo è lo scopo di ogni essere sensibile, è il primo desiderio che la natura ci ha dato ed il solo che non ci lascia mai. (H. Murger)
Ci auguriamo felicità di anno in anno, perché abbiamo la memoria labile. Soltanto con la disgrazia diviene evidente che possedemmo la felicità. (T. Noethig)
Non è vera felicità se non quella di cui si gode, sapendo di goderla. Ad esempio, il fanciullo è felice, ma poiché viene a saperlo solo più tardi, è come se non lo fosse mai stato. (A. Dumas)
L'uomo si accorge di essere stato felice soltanto quando si trova sulle rovine della felicità crollata. La felicità non si può promettere per l'avvenire e si avverte appena, quando c'è. (P. Courty)
La mia corona è il mio cuore, non sul mio capo, non ornata di diamanti e di pietre preziose, né visibile; la mia corona si chiama accontentamento; ed è una corona che raramente i re godono. (Shakespeare)
Quando si sostiene che le persone meno sensibili sono le più felici, io mi rifaccio al proverbio indiano: val meglio essere seduti che in piedi, essere sdraiati che seduti, ma vale più essere morti che tutto ciò (Chamfort).
Le donne non vogliono che noi siamo troppo felici e, quando esse hanno fatto tutto perché noi non lo siamo, esse vogliono che noi consideriamo come una fortuna di dovere a loro di non esserlo affatto. (Henri de Régnier)
Se si volesse essere soltanto felici, ciò sarebbe presto fatto. Ma si vuole essere più felici degli altri e ciò è quasi sempre impossibile, perché noi crediamo gli altri assai più felici di quanto essi lo siano in realtà. (Montesquieu)
Perché non troviamo la felicità? Perché la cerchiamo dove non c'è, o nelle grandi lontananze dove cresce il "fiore azzurro". Ma la felicità è un luogo calmo ed oscuro, profondamente nascosto, che ci sta da presso, e dove pur troppo noi di rado arriviamo: in noi stessi! (J.v.K. Essenther)



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